SUCCESSIONE GIURASSICA
CALCARE MASSICCIO (CM) Età: Lias inferiore (Hettangiano – Sinemuriano inf) 210-200 m.a.
Sasso rosso, Fosso Renaro (tratto inferiore)

Calcare Massiccio – loc. Sasso rosso
Calcari bianchi talora con tonalità grigie, in banchi spessi da uno a qualche metro che conferiscono all’unità il tipico aspetto massivo, da cui deriva il nome.
Nella zona di Sasso Rosso, in particolare, è stato individuato l’assetto giaciturale della formazione che risulta caratterizzato da un trend omogeneo con immersione degli strati in direzione SO; le inclinazioni degli strati oscillano nell’intervallo 20 ÷ 30°.
Lo spessore complessivo risulta difficile da valutare per la mancanza di affioramenti che comprendono la sua base; nella zona di Sasso Rosso lo spessore raggiunge 300 m circa.
Il calcare massiccio si è deposto in una piattaforma carbonatica di acqua bassa, in ambiente subtidale o intersubtidale, in condizioni di alta e bassa energia, con associazione fossilifera tropicale, cioè resti di alghe verdi, coralli coloniali e banchi oolitici, contiene fauna a bivalvi e gasteropodi che vivevano sul fondo (benthos).
Ambiente di formazione L’ambiente può essere confrontato con quello attuale delle Bahamas, caratterizzato da isolotti e da scogliere con coralli ed alghe.
Durante il Giurassico, spostamento della placca Africana verso est rispetto alla placca europea, quindi stiramento ed assottigliamento della crosta nell’area Tetide sud-occidentale (trasgressione marina)
CORNIOLA (CO) Età: Lias Medio (198-186 m.a.)
Abbazia S.benedetto, F.sso Rosceto, F.sso del lupo – Gabbiano, F.sso Renaro

corniola – loc. laBalzella
Nell’area esaminata la Corniola affiora con una certa continuità su tutto il tratto del fianco occidentale del M. Subasio compreso nella sezione topografica oggetto di studio, dal Fosso Rosceto al Fosso del Lupo fino alla zona di Gabbiano, sul fianco sinistro della valle del Fosso Renaro.
È caratterizzata da calcari sia micritici che sub-cristallini, di colore da biancastro ad avana chiaro a luoghi grigio chiaro, contenenti selce biancastra o grigia in liste e/o noduli.
La stratificazione è regular con spessore degli strati da sottile a medio.
Si osservano frequenti stiloliti piano-parallele alla stratificazione e, a luoghi, un medio-alto grado di fratturazione.
Per quanto riguarda l’assetto giaciturale della formazione, non è stato individuato un trend regionale omogeneo; le inclinazioni degli strati sono comprese nell’intervallo 5 ÷ 40°.
Nella parte inferiore della Corniola sono presenti strati da trasporto gravitativo (Marmarone) e slumps , questi ultimi sono presenti anche nella parte superiore.
Nell’area di S. Benedetto, invece, la Corniola affiora in continuità stratigrafica solo con i termini superiori della serie per la presenza di un contatto tettonico a luoghi con la Maiolica a luoghi con i termini della Scaglia.
Contiene fauna a lamellibranchi ed articoli di crinoidi.
L’ambiente di formazione è di mare aperto (pelagico), ma l’ecologia dei foraminiferi bentonici dimostra che la sua profondità raramente andava sotto i 200 m. Tale fatto è confermato dalla frequenza dei depositi da tempesta, che hanno dato luogo a lumachelle ammonitiche e ad encriniti, particolarmente frequenti nella parte mediana.
Sono presenti anche spicole di spugne, radiolari, foraminiferi, gasteropodi e brachiopodi.
Nel M. Subasio, la massima esposizione della Corniola è stata rilevata nel Fosso delle Carceri dove risulta pari a 100 m circa .
La Formazione della Corniola
Il bacino pelagico umbro-marchigiano, in cui nel Lias inferiore comincia a depositarsi la Corniola, nacque in seguito alla dissezione ed al susseguente parziale annegamento della piattaforma carbonatica del Calcare Massiccio. Lo smembramento della piattaforma fu causato da azioni tettoniche distensive connesse con l’apertura della Tetide occidentale. Il fenomeno tettonico fu di grande portata e provocò la suddivisione dell’area corrispondente all’Appennino Centrale in due settori paleogeografici ben definiti:
la piattaforma laziale-abruzzese, che rimase in condizioni di mare sottile, ed
il bacino umbro-marchigiano che fu soggetto ad una rapida subsidenza ed ospitò una sedimentazione di tipo pelagico. La grande faglia che consente lo svincolo tra i due domini aveva una direzione circa N-S sulla congiungente Ancona-Anzio. La velocità di subsidenza dell’area umbro-marchigiana deve essere stata così alta che la produzione di sedimenti organogeni non riuscì interamente a compensarla. Il fondale, di conseguenza, si approfondì ostacolando lo sviluppo di organismi bentonici e la stessa produzione di sedimenti in loco. Il bacino pelagico che si formò dopo l’annegamento della piattaforma presentava una batimetria molto articolata con blocchi variamente rialzati ed inclinati. Queste variazioni nella batimetria e nella velocità di subsidenza sono registrate da successioni sedimentarie diverse da zona a zona. Per questi motivi è difficile inquadrare la stratigrafia giurassica del bacino umbro-marchigiano in un unico schema, ma bisogna prendere in considerazione varie situazioni con caratteristiche diverse. Cercando di sintetizzare al massimo, si possono considerare tre tipi di successioni stratigrafiche che riassumono in maniera abbastanza esauriente i principali caratteri stratigrafici del bacino umbro-marchigiano durante il Giurassico.
successioni normali: si deposero in aree a subsidenza media, più o meno costante, poste a profondità variabili;
successioni estese: si deposero in aree a forte subsidenza, che funzionavano come trappole per i sedimenti dando luogo a successioni con spessore anormalmente alto di alcune formazioni; anche queste aree potevano essere poste a profondità diverse;
successioni condensate e ridotte: si deposero in aree strutturalmente rialzate, a subsidenza molto ridotta e con estensione limitata. Possono essere rappresentate da successioni a bassa velocità di sedimentazione, nelle quali le varie formazioni hanno spessori di pochi metri con sporadiche piccole lacune stratigrafiche (successioni condensate), oppure fortemente lacunose con ampi hiatus che eliminano intere formazioni (successioni ridotte).
MARNE DEL M.te SERRONE Età: Lias Sup. (Toarciano inf. 186-160 m.a.)
Gabbiano vecchio, Eremo carceri

marne m.te Serrone
Marne e marne argillose regolarmente e finemente stratificate, di colore grigio scuro con tonalità verdastre. Spesso si rileva ad esse intercalato un livello costituito da argilla ricca di sostanza organica residuale, dovuto ad un momento in cui l’acqua stagnava ed era povera di ossigeno, fatto da mettere in relazione con una trasgressione marina. Per la nostra esperienza, nell’area del M. Subasio lo spessore di tale unità varia da un minimo di 2 m, misurato nei pressi dell’”Eremo delle Carceri”, fino a 10÷15 m nella località “Gabbiano vecchio”.
Ambiente di formazione di max. profondità trasgressione marina.
ROSSO AMMONITICO (RA) Età: Lias Superiore (Toarciano m., Aaleniano – Bajociano / Bathoniano) 186-180 m.a.
F.sso Rosceto, F.sso del lupo – Gabbiano, F.sso Renaro

rosso ammonitico
La formazione del Rosso Ammonitico affiora sempre in serie con i sovrastanti Calcari e marne a posidonia e la sottostante Corniola; la ritroviamo, pertanto, nell’area di S. Benedetto (lungo la sp251 in direzione S.Benedetto), La Bolsella con una serie di affioramenti abbastanza continui, sul fianco sinistro della valle del Fosso Renaro.
Si tratta di marne e marne argillose passanti verso l’alto a marne calcaree, calcari marnosi e calcari nodulari, dal tipico colore rosso scuro con a luoghi venature verdastre.
La stratificazione è regolare e generalmente molto sottile.
L’assetto giaciturale della formazione non presenta un trend regionale omogeneo, le inclinazioni degli strati sono comprese nell’intervallo 10 ÷ 20°.
Lo spessore del Rosso Ammonitico, determinato per le zone suddette, è pari a 10 ÷ 15 m.
Contiene fauna ad ammoniti, bivalvi, gasteropodi, belemniti, crinoidi e rari brachiopodi.
La nodularità è dovuta ad intensa bioturbazione seguita da fenomeni di pressione-selezione.
La morfologia della microfauna, l’ambiente ossidante e la presenza di strutture sedimentarie connesse con la base d’onda, fanno pensare ad una profondità di deposizione simile a quella delle Marne di M. Serrone, ma con tendenza a regressione, seguita da una trasgressione all’inizio del Toarciano superiore.
Il Rosso ammonitico, pur essendo sempre ben individuabile, presenta uno spessore ridotto, per bassa velocità di sedimentazione, compreso fra i 10 e i 20 m circa.
Lo spessore, come risulta da misure dirette effettuate nei pressi dell’Abbazia di S. Benedetto, dove l’unità affiora in serie con gli altri termini calcarei, risulta pari a 15 ÷ 20 m circa.
Ambiente di formazione regressione marina evoca un fondale di scarpata sottomarina con depositi per ammasso da trasporto e copertura di fanghi “rossi” ricchi di ossidi fi Ferro
CALCARI E MARNE A POSIDONIA (CMP) Età: Dogger inf.-medio (Aaleniano – Bajociano / Bathoniano) 180-170 m.a.
F.sso Rosceto, F.sso del lupo – Gabbiano, F.sso Renaro

calcari e marne a posidonia
Calcari e marne a posidonia costituiscono, in serie con gli altri termini della sequenza U.M., sia parte del fianco occidentale del M. Subasio, affiorando quasi ininterrottamente dal Fosso Rosceto al Fosso del Lupo, sia le propaggini Nord-occidentali del rilievo di Poggio Calvarone, sul fianco sinistro della valle del Fosso Renaro
Calcari e calcari marnosi regolarmente stratificati, di colore grigio o nocciola chiaro a luoghi tendente al rosa, con selce in liste e noduli di colore rosa o rosso.
Il nome Posidonia indica i bivalvi a guscio sottile del genere Bositra ampiamente contenuti negli strati calcarei di tale unità, talora a formare lumachelle.
Secondo alcuni studiosi l’ambiente di formazione dell’unità sarebbe stato più profondo rispetto a quello del Rosso Ammonitico, ma avrebbe superato raramente i 200 m; talvolta sarebbe stato di qualche decina di metri di profondità, a testimonianza del ripristino di una sedimentazione carbonatica
Lo spessore, come risulta da misure dirette effettuate nei pressi dell’Abbazia di S. Benedetto, dove l’unità affiora in serie con gli altri termini calcarei, risulta pari a 15 ÷ 20 m circa.
La parte bassa della formazione presenta intercalazioni costituite da sottili livelli marnosi di colore grigio scuro.
La stratificazione è regolare con spessore degli strati variabile da pochi cm fino a circa 40 cm.
Si osserva, a luoghi, un medio grado di fratturazione e stiloliti piano-parallele alla stratificazione.
L’assetto giaciturale della formazione non presenta un trend regionale omogeneo, le inclinazioni degli strati sono comprese nell’intervallo 10 ÷ 35°.
Ambiente di formazione trasgressione marina
CALCARI DIASPRIGNI Età: Dogger superiore — Malm medio (Bathoniano –Kimmeridgiano) 168-145m.a.
F.sso Rosceto, F.sso del lupo – Gabbiano, F.sso Renaro

calcari diasprigni – Strada Sp251, bivio La Borsella
Costituiscono, in serie con gli altri termini della sequenza U.M., sia parte del fianco occidentale del M. Subasio, affiorando quasi ininterrottamente dal Fosso Rosceto al Fosso del Lupo, sia le propaggini Nord-occidentali del rilievo di Poggio Calvarone, sul fianco sinistro della valle del Fosso Renaro.
Calcari selciferi regolarmente stratificati, di colore grigio-verdastro, a volte rossiccio, contenenti abbondante selce di colore verde talora rosso, organizzata in liste e letti, localmente intercalati da sottili livelli marnoso-argillosi.
La parte sommitale di tale unità è costituita da calcari e calcari marnosi di colore grigio-verde, senza selce, fittamente stratificati, contenenti livelli ad Aptici ed articoli di crinoidi (Saccocoma). Abbastanza spesso, e soprattutto sulle superfici di strato, è possibile trovare degli aptici. Con questo termine si indica un elemento della parte inferiore dell’apparato masticatore delle ammoniti. Gli aptici sono presenti sia nelle litofacies con colorazione rossastra, oppure, come nell’immagine, nei calcari nodulari verdastri
I fossili tipici sono i radiolari, le cui spoglie macerandosi hanno formato la selce.
L’ambiente di formazione dei Calcari Diasprigni è ancora oggetto di studio. Alcuni autori, infatti, li considerano come un sedimento batiale-abissale deposto a profondità di alcune migliaia di metri, sotto la superficie di compensazione della calcite. Studi più recenti evidenziando che la superficie di compensazione della calcite in passato era situata a quote più elevate rispetto alla posizione attuale a abbinando tale fattore al notevole sviluppo dei radiolari, hanno permesso di spiegare la coesistenza carbonati-diaspri. In generale oggi si ritiene che selce, calcari selciferi e sedimentazione silicea non siano indice di profondità. La possibilità del loro sviluppo è legata prevalentemente alle condizioni chimico-fisiche e climatiche delle acque oceaniche.
Lo spessore complessivo dei Calcari diasprigni è molto variabile nei pressi dell’Abbazia di S. Benedetto è stato rilevato un valore di 50 ÷ 60 m.
L’assetto giaciturale dei Calcari diasprigni non presenta un trend regionale omogeneo, le inclinazioni degli strati sono comprese nell’intervallo 10 ÷ 75°.
SUCCESSIONE CRETACEO – PALEOGENICA
MAIOLICA (MA) Età: Giurassico sup. –Creta Inf. (Titonico superiore -Aptiano inferiore) 142-120 m.a.
S.Benedetto, M.te Pietrolungo, Poggio Calvarone

Maiolica (con piano di faglia intraformazionale)- SP251
Nell’area esaminata la Maiolica costituisce parte del fianco occidentale del M. Subasio con affioramenti diffusi nella zona di S. Benedetto, a monte della S.P. N. 251 in continuità stratigrafica (settore Nord-occidentale della sezione, La Bolsella), ed in località S. Onofrio – Sasso Rosso. con i calcari diasprigni .
La formazione è caratterizzata da calcari micritici di colore bianco a luoghi bianco latte, a frattura concoide, contenenti selce bianca o grigia in liste e noduli, localmente intercalati da sottili livelli marnoso-argillosi.
La stratificazione è regolare con strati di spessore medio compreso nell’intervallo 20 ÷ 40 cm.
In genere tale formazione presenta un medio-alto grado di fratturazione e si rileva associata a brecce tettoniche e a veri e propri livelli brecciati paralleli alla stratificazione.
Nel complesso l’assetto giaciturale della Maiolica è caratterizzato da un trend regionale con immersione degli strati in direzione SO, pur con frequenti inversioni di tendenza dovute a strutture plicative minori o a disturbi tettonici di modesta entità. Le inclinazioni di strato misurate sono comprese nell’intervallo 10 ÷ 65°.
Lo spessore complessivo della formazione non è stato determinato; la Maiolica, infatti, non affiora in serie con gli altri termini della sequenza U.M., ma presenta contatti di tipo stratigrafico con le unità delle coperture e/o contatti tettonici con altri termini carbonatici. Nell’area di S. Benedetto, inoltre, il letto della formazione risulta disturbato da motivi tettonici di modesta entità.
Dati bibliografici esistenti relativi all’area del gruppo di M. Subasio indicano per la Maiolica uno spessore pari a 110 m circa
I microfossili tipici della Maiolica sono i Tintinnidi (o Calpionelle).
Ambiente di formazione evoca un fondale più profondo di quello Giuarassico (talora ricca di macrofossili, ammoniti e brachiopodi) Lo spessore della Maiolica risulta molto variabile ad indicare una notevole articolazione batimetrica del fondale pelagico su cui andavano a depositarsi i sedimenti. Torna a prevalere la sedimentaz. Carbonatica che per livellam. parz. del fondo marino è simile sia nei bacini che nei rilievi.
Nell’area del M. Subasio la potenza di tale unità raggiunge 110 m circa.
MARNE A FUCOIDI Età: parte alta Creta Inf. (Aptiano inferiore-Albiano superiore) 120-110 m.a.

marne a fucoidi – F.te Bregno,LaSpella
La formazione delle Marne a fucoidi affiora lungo la strada silvo-pastorale che collega Madonna della Spella con la SP 251, con discontinuità stratigrafica per la presenza di una faglia diretta di direzione N-S , ribassata verso Ovest, all’altezza di F.te Bregno..
Inoltre per tale formazione sono stati cartografati solo n. 2 affioramenti di ridotta estensione areale, ubicati nella zona di S. Benedetto
Si tratta di marne, marne argillose ed argille marnose di colore grigio scuro e/o varicolori, alternate a subordinati livelli calcarei e calcareo-marnosi, intercalati da livelli scuri ambiente anossico.
La stratificazione è regolare e sottile.
Per quanto riguarda l’assetto giaciturale delle Marne a fucoidi, nella zona di S. Benedetto non è stato possibile eseguire alcuna misura diretta, si può notare soltanto che la formazione affiora in serie con gli altri termini della sequenza U.M.;
Contiene fauna a foraminiferi planctonici.
La successione inizia con il membro marnoso-calcareo biancastro, di cui è esclusa l’estrema porzione inferiore, per uno spessore complessivo di 10 metri. Le litofacies sono qui rappresentate da calcari marnosi biancastri e marne grigiastre con intercalazioni bituminose spesse da 2 a 10 cm. La porzione finale dell’intervallo è caratterizzata dalla comparsa e dall’incremento della quantità di selce grigio-verdastra inizialmente presente solo in alcuni degli strati calcarei e calcareo-marnosi bianchi e talora rosati. In linea di massima la formazione è costituita da marne, marne argillose ed argille marnose regolarmente e sottilmente stratificate, di colore grigio scuro talora varicolori, alternate a subordinati livelli calcarei e calcareo-marnosi.
Il nome Marne a Fucoidi deriva dalla presenza di tracce ramificate per lo più interpretabili come bioturbazioni (una volta venivano considerate alghe).
La sedimentazione mostra evidente ritmicità con variazioni cromatiche degli strati, dovute a periodiche fluttuazioni nel contenuto di carbonati, legate a variazioni cicliche nel chimismo delle acque.
La ritmicità della sedimentazione sembra seguire i cicli climatici previsti dalle teorie di Milankovic
Ambiente di formazione apertura Oceano atlantico che comporta la “chiusura della tetide come conseguenza dell’avvicinamento dell’Africa all’Europa, cessa la sedimentazione prevalentemente carbonatica e inizia quella con apporto argilloso sempre di ambiente pelagico con episodi anossici.
SCAGLIA BIANCA (SB) Età: Creta Sup. (Albiano superiore-Turoniano inferiore)
F.te Bregno- La Bolsella

scaglia bianca – F.te Bregno, La Borsella
La formazione è stata osservata in corrispondenza di affioramenti di modesta estensione areale, ubicati a destra e sopra F.te Bregno intorno a quota 1000-1050 ed a sinistra e sotto F.te Bregno intorno a quota 950, inoltre lungo la strada pastorale da fonte Bregno alla località La Bolsella.
Si tratta di calcari micritici di colore bianco e/o avana chiaro contenenti selce di colore grigio in liste. La stratificazione è regolare e sottile (fino a 20 ÷ 25 cm).
Si osserva un medio grado di fratturazione.
L’assetto giaciturale della Scaglia Bianca è caratterizzato da immersione degli strati in direzione O, nell’area di S. Benedetto; Le inclinazioni di strato misurate sono comprese nell’intervallo 17 ÷ 47°.
Ambiente di formazione apertura Oceano atlantico che comporta la “chiusura della tetide come conseguenza dell’avvicinamento dell’Africa all’Europa, cessa la sedimentazione prevalentemente carbonatica e inizia quella con apporto argilloso sempre di ambiente pelagico con episodi anossici.
SCAGLIA ROSSA (SR) Età: Creta sup. (Turoniano p.p. Eocene medio) 95-45 m.a.

scaglia rossa – la Sermolla
La formazione in parola risulta caratterizzata da calcari micritici di colore generalmente rosato e/o rosso passante a luoghi ad avana chiaro (scaglia decolorata), contenenti selce di colore rosso (presenza di ossidi, ematite)o rosa in liste e noduli, localmente intercalati da sottili livelli marnoso-argillosi.
La stratificazione è regolare con strati di spessore sottile e medio (fino a 20 ÷ 25 cm).
In generale la Scaglia rossa presenta un medio-alto grado di fratturazione.
Per quanto riguarda l’assetto giaciturale della formazione, nell’area di S. Benedetto la scaglia non presenta un trend regionale omogeneo a causa di strutture plicative minori;
Le inclinazioni di strato misurate variano da alcuni gradi fino a 35°.
Nella zona rilevata la scaglia rossa affiora lungo la strada del M.te Subasio sulle pendici del M.te Civitelle e della Sermolla.
La formazione della Scaglia rossa non affiora in serie con gli altri termini della sequenza U.M.. Nell’area di S. Benedetto, infatti, la Scaglia presenta verso valle un limite di tipo stratigrafico con il detrito di falda antico, mentre verso monte è stato individuato un contatto tettonico con la formazione della Maiolica e/o Corniola.
Da notare, infine, in corrispondenza dell’affioramento n. 173, nei pressi del Fosso Rosceto, la presenza di pieghe minori con vergenza in direzione Ovest.
Si fa riferimento, pertanto, a dati bibliografici reperiti in letteratura, secondo i quali la potenza complessiva della Scaglia rossa, per l’area del M. Subasio, varia nell’intervallo 200 ÷ 400 m.
Contiene fauna a foraminiferi planctonici sia cretacei che paleogenici.
Ambiente di formazione Massima oceanicità Il mare Tetide continua a chiudersi, si formano le Alpi. La migrazione verso est del blocco sardo-corso trascina con se parte della catena alpina e provoca la deformazione di tutto quello che incontra, in particolare del margine continentale del promontorio adriatico o insubrico.
SCAGLIA VARIEGATA (VAS) Età: Eocene medio – Eocene Superiore
Valle del Tescio

scaglia variegata
Nell’area esaminata la Scaglia Variegata è stata cartografata congiuntamente con la Scaglia Cinerea dal momento che di tale formazione non sono stati rilevati affioramenti oggettivi, ma indizi di presenza in corrispondenza di zone di taglio.
Si tratta calcari marnosi e marne calcaree di colore variabile da rosa a grigio-verdastro.
La stratificazione risulta regolare con strati di spessore sottile e medio.
Lo spessore della formazione, desunto dalla letteratura, risulta pari a 20 ÷ 40 m circa
La Scaglia Variegata affiora in modo diffuso e continuo nel M.Subasio: dalla Valle del Tescio, a nord, lungo il versante orientale fino alle propaggini meridionali del nostro rilievo. Da un punto di vista strettamente litologico è costituita da calcari marnosi e marne calcaree, regolarmente stratificati, di colore variabile da rosa a grigio-verdastro.
Ambiente di formazione
L’ambiente di sedimentazione non si discosta da quello descritto per la scaglia rossa se non per la presenza significativa di apporti terrigeni.
Nell’area del Monte Subasio lo spessore della scaglia variegata risulta pari a 20 – 40 metri circa
SCAGLIA CINEREA (SII) Età: Eocene medio – Oligocene inferiore

scaglia cinerea
La formazione è stata osservata in corrispondenza di affioramenti di ridotta estensione areale, ubicati in località Colle di Mezzo.
Si tratta di calcari marnosi e marne di colore grigio con fiammate color vinaccia, fogliettati, con stratificazione fitta e regolare.
Si osservano intercalazioni costituite da livelli calcarei di spessore medio pari a 5 cm circa (parte bassa della formazione).
L’assetto giaciturale della Scaglia cinerea è caratterizzato da immersione degli strati in direzione Sud; le inclinazioni misurate sono comprese nell’intervallo 25 ÷ 75°.
Sono state rilevate, inoltre, in corrispondenza dell’affioramento n. 693, delle pieghe minori con vergenza in direzione Sud.
Lo spessore della formazione, secondo i dati desunti dalla letteratura, risulta compreso nell’intervallo 100 ÷ 200 m.
Per l’area in esame, vista la modesta estensione degli affioramenti, è rimasto indeterminato.
Ambiente di formazione è ancora di tipo pelagico con indizi della sedimentazione torbiditica in atto nei limitrofi domini paleogeografici.
Lo spessore della Scaglia Cinerea, nell’area del M. Subasio, risulta pari a 120 ÷ 130 m circa.
BISCIARO Età: Aquitaniano-Burdigaliano

bisciaro
Il Bisciaro affiora generalmente sopra la Scaglia Cinerea è costituita da calcari marnosi e marne regolarmente stratificati, di colore grigio talora grigio-verdastro, contenenti selce grigio-nerastra in liste e noduli; talvolta vi possono essere calcareniti torbiditiche costituite in gran parte da gusci di foraminiferi risedimentati. Si possono anche trovare bivalvi fossili a guscio liscio.
Ambiente di formazione
L’ambiente di formazione è un bacino pelagico che a partire dal Miocene risulta interessato da una fase orogenica compressiva con direzione Ovest-Est che modifica continuamente la morfologia del fondale.
Lo spessore del Bisciaro, nell’area del M. Subasio, risulta pari a 30 m circa.
SCHLIER Età: Burdigaliano-Langhiano superiore
E’ caratterizzato da marne e marne argillose di colore grigio alternate a marne e calcari marnosi biancastri, talora finemente detritici. La stratificazione è medio-sottile e regolare.
Ambiente di formazione
L’ambiente di sedimentazione è un bacino emipelagico, caratterizzato solamente da apporti terrigeni fini provenienti dal continente.
L’unità presenta spessore molto variabile da 50 m fino a 300 m circa.
MARNOSO ARENACEA (FMA) Età: Langhiano superiore-Serravalliano.
Marne e marne argillose di colore grigio, in strati regolari e sottili, alternate ad arenarie giallastre con frequenti intercalazioni calcarenitiche. Gli strati sono regolari e di spessore dell’ordine del decimetro e del centimetro.
Lo spessore complessivo dell’unità non è stato determinato dal momento che non sono stati rilevati affioramenti in serie con gli altri termini della sequenza U.M..
Per la nostra esperienza è stata possibile una semplice valutazione dello spessore minimo nell’area del Monte Subasio, da cui risulta un valore pari a 900 m circa.
Lo spessore della formazione in parola, secondo i dati desunti dalla letteratura, risulta compreso nell’intervallo 50 ÷ 70 m.
Per l’area in esame, vista la modesta estensione degli affioramenti, è rimasto indeterminato.
Contiene fauna a foraminiferi planctonici.
Ambiente di formazione
L’ambiente di formazione è un bacino di avanfossa, risultato della fase orogenica compressiva, caratterizzato dalla presenza di elevati spessori di torbiditi
Bibliografia:
Damiani A.V., Tuscano F., Vecchia P. – Assetto stratigrafico-strutturale del M. Subasio e delle circostanti successioni silico-clastiche mioceniche (Umbria), Studi Geologici Camerti, Volume Speciale 1995/I;
Fazzini P. e Mantovani M.P. – La geologia del gruppo di M. Subasio, Centro di Studi per la Geologia dell’Appennino del ConsiglioNazionale delle Ricerche, Pubblicazione n. 160;
Lavecchia G. – Appunti per uno schema strutturale dell’Appennino Umbro-Marchigiano 3) Lo stile deformativo, Boll. Soc. Geol. It., 100 ,1981;
Perno – Note illustrative della Carta geologica d’Italia , Foglio n. 123 “Assisi”;
Società Geologica Italiana – Guide Geologiche Regionali – Appennino Umbro-marchigiano, BE-MA Editrice, 1994;
Monte Subasio: Mostra Permanente di Geo-Paleontologia https://www.facebook.com/pg/GeoAssisi/photos/?tab=album&album_id=484288218339310
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