{"id":12590,"date":"2018-02-03T22:51:51","date_gmt":"2018-02-03T21:51:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/?p=12590"},"modified":"2018-02-03T22:51:51","modified_gmt":"2018-02-03T21:51:51","slug":"la-valle-umbra-e-il-fiume-clitunno","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/2018\/02\/03\/la-valle-umbra-e-il-fiume-clitunno\/","title":{"rendered":"LA VALLE UMBRA E IL FIUME CLITUNNO"},"content":{"rendered":"<div class=\"contentpaneopen\">\n<h2 class=\"contentheading\"><\/h2>\n<div class=\"cpanel\">\n<div class=\"clr\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contentpaneopen\">\n<p>La <strong>Valle Umbra<\/strong> &egrave; un grande e complesso bacino idrografico compreso tra Spoleto e Torgiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><img decoding=\"async\" title=\"Un aspetto della Valle Umbra: le Canapine di Trevi, limitate dallo scorrere del fiume Clitunno (a destra nella foto - foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" src=\"http:\/\/www.montimartaniseranosubasio.it\/images\/stories\/territorio\/canapine-trevi_fer.jpg\" alt=\"Un aspetto della Valle Umbra: le Canapine di Trevi, limitate dallo scorrere del fiume Clitunno (a destra nella foto - foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" border=\"0\"\/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una valle dal clima mite, con la dorsale antiappenninica che la protegge dai venti di nord-est.<\/p>\n<p>Una mitezza che gli olivi confermano con la loro costante presenza su tutta la fascia collinare, fin oltre i 600-700 metri di quota.<\/p>\n<p>In quest&rsquo;area scorre il torrente <strong>Marroggia<\/strong>.<\/p>\n<p>A valle di Spoleto il corso riceve le acque del torrente <strong>Tessino<\/strong> e poco a settentrione di Casco dell&rsquo;Acqua si arricchisce con il flusso di un altro torrente, il <strong>Tatarena<\/strong>, che ha gi&agrave; raccolto le acque dei fossi <strong>Ruicciano<\/strong> e <strong>Cocogne<\/strong> a nord di Cannaiola; cambia nome e assume quello di <strong>Teverone<\/strong>.<\/p>\n<p>Ben presto riceve il contributo del fiume <strong>Clitunno<\/strong>, a cui le ricche sorgenti donano una certa regolarit&agrave; della portata, e diviene <strong>Timia<\/strong>.<\/p>\n<p>Questa valle non &egrave; segnata solo dallo scorrere, talora prepotente e a volte divagante, del Marroggia; a rendere ancora pi&ugrave; complesso il sistema idraulico che ne ricama l&rsquo;aspetto, intervengono anche il fiume <strong>Topino<\/strong>, che si unisce al Timia sotto Bevagna, e il <strong>Chiascio<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo confluisce, infine, lo stesso <strong>Topino<\/strong> nei pressi di Torgiano, per immettersi, poi, nel livello di base di questo ampio bacino: il fiume <strong>Tevere<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il fiume principale della Valle Umbra meridionale &egrave; il Clitunno<\/strong>: un corso di acqua perenne, lungo circa 16 km, originato da sorgenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><img decoding=\"async\" title=\"Il fiume Clitunno (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" src=\"http:\/\/www.montimartaniseranosubasio.it\/images\/stories\/territorio\/clitunno_1_fer.jpg\" alt=\"Il fiume Clitunno (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" border=\"0\"\/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tobias Smollet<\/strong>, scrittore scozzese che transit&ograve; in Valle Umbra nell&rsquo;anno 1764, cos&igrave; descrive la valle e il fiume che la attraversa: &laquo;&hellip; La strada tra Spoleto e Foligno &egrave; buona e attraversa una pianura incantevole, ben coltivata e che abbonda d&rsquo;olio, vino, grano e bestiame; essa &egrave; irrigata dal pastoral fiume Clitunno che nasce da una roccia presso la strada maestra e scorre in due o tre ruscelli separati&hellip;&raquo;.<\/p>\n<p>Il Clitunno nasce da <strong>essurgenze<\/strong> che affiorano attraverso i depositi della pianura e convogliano in questi luoghi le acque carsiche raccolte nella struttura calcarea del monte Serano, che raggiunge la quota di m 1429 s.l.m.<br>\nSono sorgenti quantitativamente ricche che emergono l&agrave; dove la pianura ha uno stacco morfologico deciso rispetto alle dorsali carbonatiche d&rsquo;alimentazione.<\/p>\n<p>Una <strong><a href=\"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/Glossary\/faglia\/\" data-cmtooltip=\"La &lt;b&gt;faglia&lt;\/b&gt; &egrave; una &lt;a title=&quot;Frattura (geologia)&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Frattura_(geologia)&quot;&gt;frattura&lt;\/a&gt; (planare o non planare) avvenuta entro un volume di &lt;a title=&quot;Roccia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Roccia&quot;&gt;roccia&lt;\/a&gt; della &lt;a title=&quot;Crosta terrestre&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crosta_terrestre&quot;&gt;crosta terrestre&lt;\/a&gt; che mostra evidenze di movimento relativo tra le due masse rocciose da essa divise. La superficie lungo cui si &egrave; verificata la frattura si chiama &lt;i&gt;superficie di faglia&lt;\/i&gt; oppure &lt;i&gt;piano di faglia&lt;\/i&gt;, o anche &lt;i&gt;specchio di faglia&lt;\/i&gt;. Le rocce in prossimit&agrave; di una faglia risultano spesso intensamente frantumate e si parla in questo caso di &lt;i&gt;&lt;a title=&quot;Rocce di faglia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rocce_di_faglia&quot;&gt;rocce di faglia&lt;\/a&gt;&lt;\/i&gt; quali le &lt;a title=&quot;Cataclasite&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cataclasite&quot;&gt;cataclasiti&lt;\/a&gt; o le &lt;a title=&quot;Milonite&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Milonite&quot;&gt;miloniti&lt;\/a&gt;. L&#039;energia rilasciata dopo il movimento lungo il piano di faglia &egrave; la causa della maggior parte dei terremoti.\"  class=\"glossaryLink \">faglia<\/a> diretta<\/strong>, frutto della tettonica distensiva plio-pleistocenica, delimita la Valle Umbra e disloca, con un rigetto verticale di circa 2.000 m, le strutture geologiche pi&ugrave; antiche: esito di quegli eventi compressivi che hanno disegnato il sistema orografico presente ad oriente della pianura.<\/p>\n<p>Meno di 5 km separano le principali aree sorgive dalla vetta delle montagne; &egrave; la morfologia a narrarci l&rsquo;intersezione tra i fenomeni compressivi, come piegamenti e sovrascorrimenti, che hanno originato i monti, e i pi&ugrave; recenti fenomeni distensivi che hanno delineato le valli.<\/p>\n<p>Il <strong>paesaggio<\/strong> che osserviamo oggi, puntando lo sguardo sulla pianura e scorrendo con gli occhi fin sulle vette del sistema orografico che la circonda, &egrave; anche il frutto di un migliaio (circa) di eventi sismici simili, per energia liberata, alla crisi tellurica che ha coinvolto e sconvolto per vari mesi questa parte dell&rsquo;Umbria a partire dal 26 settembre 1997 e che, da sola, ha prodotto una subsidenza dei bacini sedimentari quaternari di circa 50 cm [comunicazione orale del prof. Massimiliano Barchi, Universit&agrave; degi studi di Perugia &ndash; Sellano 2007].<\/p>\n<p>Le <strong>principali sorgenti<\/strong> che alimentano il fiume Clitunno emergono, a valle, in corrispondenza del nucleo della struttura geologica compressiva riferibile alla dorsale dei monti Puranno-Cervara-Brunette-Serano.<\/p>\n<p>Le sorgenti del Clitunno hanno complessivamente una portata media annua di circa 1.400-1500 l\/sec.<br>\nLe principali sono le &lsquo;Fonti&rsquo; e&nbsp; &lsquo;il Tempio&rsquo;.<\/p>\n<p>Le <strong>&lsquo;Fonti&rsquo;<\/strong>, costituite da un&rsquo;ampia zona sorgiva, con una portata media di circa 900-1000 l\/sec, alimentano il laghetto omonimo e quindi il fiume Clitunno che, nella sua parte iniziale, &egrave; costituito da tre rami principali che confluiscono, poi, in un unico alveo qualche chilometro a valle delle fonti.<\/p>\n<p>Osservando il fondo del laghetto si possono notare delle profonde buche a forma d&rsquo;imbuto: queste sono il risultato dell&rsquo;affioramento delle polle idriche dal fondo sedimentario che, grazie ad una forte corrente verticale risalente, impedisce il deposito dei sedimenti nell&rsquo;area di emersione.<\/p>\n<p>La profondit&agrave; di tali buche pu&ograve; superare i quattro metri.<\/p>\n<p>Per il resto del bacino le acque hanno una profondit&agrave; inferiore che diminuisce in prossimit&agrave; delle sponde.<br>\nLe &lsquo;Fonti&rsquo; hanno un carattere solfato-alcalino-terroso ed emergono, con una temperatura media di 12&deg;C, ad una quota di circa m 225 s.l.m., ai piedi del monte Serano. Hanno un ritardo di circa cinque-sei mesi rispetto alle piogge, a testimoniare l&rsquo;ampio bacino di alimentazione e la profondit&agrave; raggiunta nella circolazione idrica sotterranea.<\/p>\n<p>La sorgente <strong>&lsquo;il Tempio&rsquo;<\/strong> (portata media annua di circa 400-490 l\/sec) contribuisce a rifornire la rete acquedottistica (per circa 50 l\/sec &ndash; dati regione Umbria), a servizio di una parte del territorio locale (Comuni di Campello sul Clitunno e Trevi) e per la restante parte partecipa a sua volta alla portata complessiva del fiume Clitunno.<\/p>\n<p>&lsquo;Il Tempio&rsquo;, localizzata al fianco del Tempietto sul Clitunno, ha acque di tipo bicarbonato-calcico, con residuo fisso minore rispetto a quello delle &lsquo;Fonti&rsquo; e una temperatura inferiore di mezzo grado (11,5&deg;). Ha un ritardo rispetto alle piogge di circa 20-30gg, a testimoniare la maggiore superficialit&agrave; della falda, che &egrave; difatti influenzata pi&ugrave; direttamente dagli eventi meteorici, pluviali e nivali.<\/p>\n<p>Queste differenze ci indicano chiaramente la loro provenienza da <strong>due circuiti idrici sotterranei differenti<\/strong>, con le acque che alimentano le &lsquo;Fonti&rsquo; che vanno evidentemente ad interessare anche i livelli evaporitici che si trovano alla base della Serie carbonatica Umbro-Marchigiana (Formazione delle Anidriti di Burano, cos&igrave; chiamate perch&egrave; sono state studiate in prossimit&agrave; di questa localit&agrave; sita nel comune di Gubbio).<\/p>\n<p>Queste sorgenti del Clitunno sono del tipo cos&igrave; detto di sbarramento (legate, nel caso specifico, alla <a href=\"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/Glossary\/faglia\/\" data-cmtooltip=\"La &lt;b&gt;faglia&lt;\/b&gt; &egrave; una &lt;a title=&quot;Frattura (geologia)&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Frattura_(geologia)&quot;&gt;frattura&lt;\/a&gt; (planare o non planare) avvenuta entro un volume di &lt;a title=&quot;Roccia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Roccia&quot;&gt;roccia&lt;\/a&gt; della &lt;a title=&quot;Crosta terrestre&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crosta_terrestre&quot;&gt;crosta terrestre&lt;\/a&gt; che mostra evidenze di movimento relativo tra le due masse rocciose da essa divise. La superficie lungo cui si &egrave; verificata la frattura si chiama &lt;i&gt;superficie di faglia&lt;\/i&gt; oppure &lt;i&gt;piano di faglia&lt;\/i&gt;, o anche &lt;i&gt;specchio di faglia&lt;\/i&gt;. Le rocce in prossimit&agrave; di una faglia risultano spesso intensamente frantumate e si parla in questo caso di &lt;i&gt;&lt;a title=&quot;Rocce di faglia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rocce_di_faglia&quot;&gt;rocce di faglia&lt;\/a&gt;&lt;\/i&gt; quali le &lt;a title=&quot;Cataclasite&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cataclasite&quot;&gt;cataclasiti&lt;\/a&gt; o le &lt;a title=&quot;Milonite&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Milonite&quot;&gt;miloniti&lt;\/a&gt;. L&#039;energia rilasciata dopo il movimento lungo il piano di faglia &egrave; la causa della maggior parte dei terremoti.\"  class=\"glossaryLink \">faglia<\/a> diretta, frutto della tettonica distensiva plio-pleistocenica, sopra citata).<\/p>\n<p>Accanto alle due emergenze principali ricordiamo anche tre <strong>scaturigini minori<\/strong>, poste a diverse altezze rispetto alla pianura: &lsquo;Sant&rsquo;Arcangelo&rsquo; che affiora ad una quota di circa m 551 s.l.m. con una temperatura di 12,5&deg;C, i &lsquo;Pisciarelli&rsquo; che emerge alla quota di m 837 s.l.m. con una temperatura di 7,7&deg;C e &lsquo;Fontanelle&rsquo;, localizzata all&rsquo;altezza di m 1174 s.l.m., che fuoriesce con una temperatura di poco superiore.<br>\nSi tratta di sorgenti che apportano complessivamente circa 100 l\/sec e contribuiscono in maniera modesta alla portata complessiva del fiume.<\/p>\n<p>Nella zona di <strong>Pietrarossa<\/strong>, lungo la riva del sacro fiume Clitunno, sorgevano i bagni che Augusto don&ograve; agli Spellani. In quei tempi il fiume Clitunno aveva sin dalle scaturigini una portata e un&rsquo;ampiezza che lo rendevano navigabile nei due sensi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><img decoding=\"async\" title=\"la chiesa di Santa Maria di Pietrarossa (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" src=\"http:\/\/www.montimartaniseranosubasio.it\/images\/stories\/territorio\/chiesa-pietrarossa_fer.jpg\" alt=\"la chiesa di Santa Maria di Pietrarossa (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" border=\"0\"\/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&rsquo;energia della corrente era tale che le imbarcazioni lo discendevano senza l&rsquo;uso dei remi, mentre occorreva molta forza di braccia per risalire verso la sorgente: &laquo;&hellip; Dal Clitunno si poteva raggiungere Roma con imbarcazioni (Caligola lo fece nel 40 d.C.)&hellip;&raquo;.<\/p>\n<p><strong>La crisi sismica del 446 d.C.<\/strong>, ridusse di molto la portata sia del fiume Clitunno, sia di altri corsi d&rsquo;acqua, che una volta dovevano essere probabilmente navigabili e che ora non lo sono pi&ugrave;.<br>\nQuesta crisi, che secondo alcuni autori si deve datare al 440 d.C., afflisse la regione europea per circa sei mesi.<br>\nPer dovere di cronaca ricordiamo anche che circa ottanta anni prima, nel 365 d.C, un altro <a href=\"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/Glossary\/terremoto\/\" data-cmtooltip=\"In &lt;a title=&quot;Geofisica&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Geofisica&quot;&gt;geofisica&lt;\/a&gt; i &lt;b&gt;terremoti &lt;\/b&gt;(dal &lt;a title=&quot;Lingua latina&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lingua_latina&quot;&gt;latino&lt;\/a&gt;: &lt;i&gt;terrae motus&lt;\/i&gt;, che vuol dire &quot;movimento della terra&quot;), detti anche &lt;b&gt;sismi&lt;\/b&gt; o &lt;b&gt;scosse telluriche&lt;\/b&gt; (dal latino &lt;a title=&quot;Tellus&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tellus&quot;&gt;Tellus&lt;\/a&gt;, dea romana della Terra), sono vibrazioni o assestamenti improvvisi della &lt;a title=&quot;Crosta terrestre&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crosta_terrestre&quot;&gt;crosta terrestre&lt;\/a&gt;, provocati dallo spostamento improvviso di una massa &lt;a title=&quot;Roccia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Roccia&quot;&gt;rocciosa&lt;\/a&gt; nel sottosuolo.&lt;br \/&gt;Tale spostamento &egrave; generato dalle forze di natura &lt;a title=&quot;Tettonica delle placche&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tettonica_delle_placche&quot;&gt;tettonica&lt;\/a&gt; che agiscono costantemente all&#039;interno della crosta terrestre provocando la liberazione di &lt;a title=&quot;Energia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Energia&quot;&gt;energia&lt;\/a&gt; in una zona interna della Terra detta &lt;a title=&quot;Ipocentro&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ipocentro&quot;&gt;ipocentro&lt;\/a&gt;, tipicamente localizzato al di sopra di fratture preesistenti della crosta dette &lt;a title=&quot;Faglia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Faglia&quot;&gt;faglie&lt;\/a&gt;; a partire dalla frattura creatasi una serie di &lt;a class=&quot;mw-redirect&quot; title=&quot;Onda (fisica)&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Onda_(fisica)&quot;&gt;onde&lt;\/a&gt; elastiche, dette &quot;&lt;a class=&quot;mw-redirect&quot; title=&quot;Onda sismica&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Onda_sismica&quot;&gt;onde sismiche&lt;\/a&gt;&quot;, si propaga in tutte le direzioni dall&#039;ipocentro, dando vita al fenomeno osservato in superficie. Il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell&#039;ipocentro si chiama &lt;a title=&quot;Epicentro&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Epicentro&quot;&gt;epicentro&lt;\/a&gt; ed &egrave; generalmente quello pi&ugrave; interessato dal fenomeno. La branca della geofisica che studia questi fenomeni &egrave; la &lt;a title=&quot;Sismologia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sismologia&quot;&gt;sismologia&lt;\/a&gt;.&lt;br \/&gt;Quasi tutti i terremoti che avvengono sulla superficie terrestre sono concentrati in zone ben precise, ossia in prossimit&agrave; dei confini tra due &lt;a class=&quot;mw-redirect&quot; title=&quot;Placca tettonica&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Placca_tettonica&quot;&gt;placche tettoniche&lt;\/a&gt; dove il contatto &egrave; costituito da faglie: queste sono infatti le aree tettonicamente attive, ossia dove le placche si muovono pi&ugrave; o meno &quot;sfregando&quot; o &quot;cozzando&quot; le une rispetto alle altre, generando cos&igrave; i &lt;a title=&quot;Terremoto intraplacca&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Terremoto_intraplacca&quot;&gt;terremoti d&#039;interplacca&lt;\/a&gt;. Pi&ugrave; raramente i terremoti avvengono lontano dalle zone di confine tra placche, per riassestamenti tettonici. Terremoti localizzati e di minor intensit&agrave; sono registrabili in aree vulcaniche per effetto del movimento di masse magmatiche in profondit&agrave;.&lt;br \/&gt;Secondo il modello della &lt;a title=&quot;Tettonica delle placche&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tettonica_delle_placche&quot;&gt;tettonica delle placche&lt;\/a&gt; il movimento delle placche &egrave; lento, costante e impercettibile (se non con strumenti appositi), e modella e distorce le rocce sia in superficie che nel sottosuolo. Tuttavia in alcuni momenti e in alcune aree, a causa delle forze interne (pressioni, tensioni e &lt;a title=&quot;Attrito&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Attrito&quot;&gt;attriti&lt;\/a&gt;) tra le masse rocciose, tali modellamenti si arrestano e la superficie coinvolta accumula tensione ed energia per decine o centinaia di anni fino a che, al raggiungimento del &lt;a title=&quot;Carico di rottura&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Carico_di_rottura&quot;&gt;carico di rottura&lt;\/a&gt;, l&#039;energia accumulata &egrave; sufficiente a superare le forze resistenti causando l&#039;improvviso e repentino spostamento della massa rocciosa coinvolta. Tale movimento improvviso, che in pochi secondi rilascia energia accumulata per decine o centinaia di anni, genera cos&igrave; le onde sismiche e il terremoto associato.&lt;br \/&gt;&lt;img src=&quot;https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/e\/ec\/Schema_Terremoto2.jpg&quot; \/&gt;\"  class=\"glossaryLink \">terremoto<\/a> aveva sconvolto la nostra valle distruggendo la <em>Trevi de planu<\/em>.<\/p>\n<p>Il fiume <strong>Clitunno<\/strong> anticamente era detto <em>Cleoton<\/em>, <em>Cleo<\/em> o <em>Cliton<\/em>.<br>\nIn Trevi Antica troviamo che il nome&nbsp;&nbsp; <em>Clitumnus<\/em> deriva da&nbsp;&nbsp; <em>Clit-umnus<\/em> (<em>umnus<\/em> = <em>amnis<\/em> = <em>fiume<\/em>) con il significato, quindi, di fiume <em>Clit<\/em>.<\/p>\n<p>Questo corso d&rsquo;acqua era rinomato per i candidi buoi, allevati lungo le sue rive, animali molto apprezzati dagli antichi romani, quali vittime sacrificali per i trionfi bellici.<br>\nLi utilizzavano con le corna dorate, ornati di bende e ghirlande fiorite, per ringraziare gli dei delle conquiste effettuate.<br><strong>Publio Virgilio Marone<\/strong> cos&igrave; racconta: &laquo;&hellip; Da qui, o Clitunno, le bianche greggi e il toro, che era la vittima maggiore, bagnati dalla tua sacra corrente, trassero ai templi degli dei i trionfi romani&hellip;&raquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;antico <em>Cleoton<\/em> era diviso in due parti, una sacra comprendente la zona delle sorgenti, destinata ai riti e ai culti, l&rsquo;altra profana (contenente anche la localit&agrave; Pietrarossa) dedicata ai bagni e ai divertimenti.<br>\nSecondo alcuni autori la zona di demarcazione tra queste due porzioni si poteva individuare nella localit&agrave; Lapigge, toponimo che potrebbe derivare dal termine latino <em>Pons lapideus<\/em> (Ponte di Pietra).<br>\nSecondo altri, tuttavia, il ponte in questione era invece il Ponte Maggiore, in localit&agrave; Faustana.<\/p>\n<p>Era il 1852 [<em>Clitunno Arte e Poesia<\/em>, 1987 &ndash; gli ultimi lavori indicano che questa opera fu realizzata probabilmente nel decennio successivo, tra il 1860 e il 1865, anche considerando il periodo in cui furono importati i salici dall&rsquo;isola di Sant&rsquo;Elena], quando il conte<strong> Paolo Campello volle ridonare alle Fonti del Clitunno l&rsquo;impianto scenografico-paesaggistico narrato da Plinio<\/strong>, che possiamo oggi ammirare: &laquo;Io feci togliere molta terra affinch&eacute; quello che allora dicevano &lsquo;pozzo piano&rsquo; si potesse praticare con battello. Fatte indietreggiare le ripe, prese l&rsquo;aspetto di lago dal pi&ugrave; limpido fondo che si direbbe di z&agrave;ffiri e lapislazzuli&raquo;.<\/p>\n<p>Qui, polle d&rsquo;acqua limpidissima formano un piccolo lago, contornato da rive erbose, ombreggiato da salici e pioppi, i primi importati nell&rsquo;ormai lontano 1865 dall&rsquo;Isola di Sant&rsquo;Elena.<\/p>\n<p>Un ambiente che racchiude aree sorgive e un laghetto naturale, in parte circondato da fossi e canali che delimitano piccolissime zone prative umide e palustri.<\/p>\n<p>Luoghi resi famosi da incisori e pittori, come Poussin, Minardi, Wilson, Corot. Luoghi descritti da Plinio il Giovane e cantati da Lord Byron. Luoghi poeticamente ricordati da Carducci nella sua Ode alle Fonti del Clitunno: &laquo;&hellip;&nbsp;&nbsp; Oscure intanto fumano le nubi \/ su l&rsquo;Apennino: grande, austera, verde&nbsp; \/ da le montagne digradanti in cerchio \/ l&rsquo;Umbria guarda&hellip;&raquo;.<\/p>\n<p>Nei pressi della sorgente &lsquo;il Tempio&rsquo;, sorge il <strong>Tempietto sul Clitunno<\/strong>, piccolo edificio dalle sorprendenti forme classiche.<br>\nForse rielaborazione di un tempio pagano o di una chiesa cristiana antica dedicata al Salvatore fu danneggiato pi&ugrave; volte dal <a href=\"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/Glossary\/terremoto\/\" data-cmtooltip=\"In &lt;a title=&quot;Geofisica&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Geofisica&quot;&gt;geofisica&lt;\/a&gt; i &lt;b&gt;terremoti &lt;\/b&gt;(dal &lt;a title=&quot;Lingua latina&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lingua_latina&quot;&gt;latino&lt;\/a&gt;: &lt;i&gt;terrae motus&lt;\/i&gt;, che vuol dire &quot;movimento della terra&quot;), detti anche &lt;b&gt;sismi&lt;\/b&gt; o &lt;b&gt;scosse telluriche&lt;\/b&gt; (dal latino &lt;a title=&quot;Tellus&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tellus&quot;&gt;Tellus&lt;\/a&gt;, dea romana della Terra), sono vibrazioni o assestamenti improvvisi della &lt;a title=&quot;Crosta terrestre&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crosta_terrestre&quot;&gt;crosta terrestre&lt;\/a&gt;, provocati dallo spostamento improvviso di una massa &lt;a title=&quot;Roccia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Roccia&quot;&gt;rocciosa&lt;\/a&gt; nel sottosuolo.&lt;br \/&gt;Tale spostamento &egrave; generato dalle forze di natura &lt;a title=&quot;Tettonica delle placche&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tettonica_delle_placche&quot;&gt;tettonica&lt;\/a&gt; che agiscono costantemente all&#039;interno della crosta terrestre provocando la liberazione di &lt;a title=&quot;Energia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Energia&quot;&gt;energia&lt;\/a&gt; in una zona interna della Terra detta &lt;a title=&quot;Ipocentro&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ipocentro&quot;&gt;ipocentro&lt;\/a&gt;, tipicamente localizzato al di sopra di fratture preesistenti della crosta dette &lt;a title=&quot;Faglia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Faglia&quot;&gt;faglie&lt;\/a&gt;; a partire dalla frattura creatasi una serie di &lt;a class=&quot;mw-redirect&quot; title=&quot;Onda (fisica)&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Onda_(fisica)&quot;&gt;onde&lt;\/a&gt; elastiche, dette &quot;&lt;a class=&quot;mw-redirect&quot; title=&quot;Onda sismica&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Onda_sismica&quot;&gt;onde sismiche&lt;\/a&gt;&quot;, si propaga in tutte le direzioni dall&#039;ipocentro, dando vita al fenomeno osservato in superficie. Il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell&#039;ipocentro si chiama &lt;a title=&quot;Epicentro&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Epicentro&quot;&gt;epicentro&lt;\/a&gt; ed &egrave; generalmente quello pi&ugrave; interessato dal fenomeno. La branca della geofisica che studia questi fenomeni &egrave; la &lt;a title=&quot;Sismologia&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sismologia&quot;&gt;sismologia&lt;\/a&gt;.&lt;br \/&gt;Quasi tutti i terremoti che avvengono sulla superficie terrestre sono concentrati in zone ben precise, ossia in prossimit&agrave; dei confini tra due &lt;a class=&quot;mw-redirect&quot; title=&quot;Placca tettonica&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Placca_tettonica&quot;&gt;placche tettoniche&lt;\/a&gt; dove il contatto &egrave; costituito da faglie: queste sono infatti le aree tettonicamente attive, ossia dove le placche si muovono pi&ugrave; o meno &quot;sfregando&quot; o &quot;cozzando&quot; le une rispetto alle altre, generando cos&igrave; i &lt;a title=&quot;Terremoto intraplacca&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Terremoto_intraplacca&quot;&gt;terremoti d&#039;interplacca&lt;\/a&gt;. Pi&ugrave; raramente i terremoti avvengono lontano dalle zone di confine tra placche, per riassestamenti tettonici. Terremoti localizzati e di minor intensit&agrave; sono registrabili in aree vulcaniche per effetto del movimento di masse magmatiche in profondit&agrave;.&lt;br \/&gt;Secondo il modello della &lt;a title=&quot;Tettonica delle placche&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tettonica_delle_placche&quot;&gt;tettonica delle placche&lt;\/a&gt; il movimento delle placche &egrave; lento, costante e impercettibile (se non con strumenti appositi), e modella e distorce le rocce sia in superficie che nel sottosuolo. Tuttavia in alcuni momenti e in alcune aree, a causa delle forze interne (pressioni, tensioni e &lt;a title=&quot;Attrito&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Attrito&quot;&gt;attriti&lt;\/a&gt;) tra le masse rocciose, tali modellamenti si arrestano e la superficie coinvolta accumula tensione ed energia per decine o centinaia di anni fino a che, al raggiungimento del &lt;a title=&quot;Carico di rottura&quot; href=&quot;https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Carico_di_rottura&quot;&gt;carico di rottura&lt;\/a&gt;, l&#039;energia accumulata &egrave; sufficiente a superare le forze resistenti causando l&#039;improvviso e repentino spostamento della massa rocciosa coinvolta. Tale movimento improvviso, che in pochi secondi rilascia energia accumulata per decine o centinaia di anni, genera cos&igrave; le onde sismiche e il terremoto associato.&lt;br \/&gt;&lt;img src=&quot;https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/e\/ec\/Schema_Terremoto2.jpg&quot; \/&gt;\"  class=\"glossaryLink \">terremoto<\/a>, perdendo pezzi importanti del suo patrimonio architettonico.<br>\nLa costruzione dell&rsquo;edificio cristiano &egrave; stata attribuita al IV-V (secondo alcuni la datazione sarebbe tuttavia al VII secolo); la maggior parte degli ornamenti scolpiti sono, a differenza di altre opere architettoniche longobarde, manufatti originali e non semplici reimpieghi di elementi di et&agrave; romana. Vi sono inoltre presenti affreschi databili al VII secolo (il Salvatore tra i santi Pietro e Paolo e Angeli).<\/p>\n<p>L&rsquo;insieme fa parte del sito&nbsp; <strong>&lsquo;Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)&rsquo;<\/strong>, comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell&rsquo;arte longobarda, presenti in varie localit&agrave; italiane (una &egrave; a Spoleto) la cui candidatura alla Lista dei patrimoni dell&rsquo;umanit&agrave; dell&rsquo;Unesco &egrave; stata accettata, in via iniziale, nel marzo 2008.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IL FIUME CLITUNNO, I SUOI RAMI<\/strong><\/p>\n<p>A <strong>Casco dell&rsquo;Acqua<\/strong> il fiume Clitunno si divide in due rami.<br>\nPrima della divisione, il fiume si allarga quasi a formare un minuscolo laghetto, realizzato con delle paratie che servivano a regolare l&rsquo;afflusso per alimentare il molino di Casco dell&rsquo;Acqua.<\/p>\n<p>La biforcazione di Casco dell&rsquo;Acqua fu realizzata dall&rsquo;uomo tramite opere murarie e saracinesche, dopo l&rsquo;abitato.<br>\nLo sbarramento creato per regolare la ripartizione delle acque obblig&ograve; a realizzare un salto del fiume, detto &lsquo;casco&rsquo;, da cui deriv&ograve; il nome di questa localit&agrave;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><img decoding=\"async\" title=\"il fiume Clitunno (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" src=\"http:\/\/www.montimartaniseranosubasio.it\/images\/stories\/territorio\/clitunno_2_fer.jpg\" alt=\"il fiume Clitunno (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" border=\"0\"\/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il <strong>ramo principale del Clitunno<\/strong> (detto anche Clitunno-Meandro) prosegue verso <strong>Bevagna<\/strong>; nei pressi di questa citt&agrave; una recente opera idraulica, il &lsquo;nuovo&rsquo; Sportone Maderno (opera realizzata dal Consorzio della Bonificazione Umbra negli anni &rsquo;90 del secolo scorso), regola direttamente l&rsquo;afflusso delle acque dell&rsquo;Alveolo nel torrente Teverone.<\/p>\n<p>Il fiume Clitunno, a seguito dei nuovi interventi, raggiunge Bevagna pi&ugrave; pulito, non avendo ricevuto le acque di scolo della valle che, come noto, sono raccolte dall&rsquo;Alveolo o Alvi&ograve;lo (che raccoglie anche le acque del depuratore di Foligno).<\/p>\n<p>Il &lsquo;vecchio&rsquo; <strong><em>Sportone Maderno<\/em><\/strong>, ora praticamente in disuso, disciplinava, invece, il deflusso nel Teverone-Timia del fiume Clitunno gi&agrave; arricchito delle acque dell&rsquo;Alveolo.<\/p>\n<p>Questa opera fu realizzata per soddisfare: sia le esigenze di Bevagna di avere acqua per i propri molini, regolando al contempo il deflusso del fiume nella citt&agrave; (senza rischiare alluvionamenti) sia quelle di Foligno e Trevi che avevano la necessit&agrave; di far scorrere le acque nella piana per evitare pericolosi impaludamenti.<\/p>\n<p>Per inciso ricordiamo che il nome <em>Sportone Maderno<\/em> deriva dal nome dell&rsquo;architetto (Carlo Maderno) che ne autorizz&ograve; la realizzazione nel dicembre del 1600.<\/p>\n<p>Nel suo percorso verso Bevagna il&nbsp; Clitunno-Meandro attraversa l&rsquo;agglomerato agricolo di <strong>Casevecchie<\/strong> di Foligno, antica azienda agraria edificata in uno dei punti pi&ugrave; bassi della valle (circa quota m 208 s.l.m.) da Francesco Jacobilli, esperto in ingegneria idraulica, di antica e nobile famiglia folignate.<\/p>\n<p><strong>Francesco Jacobilli<\/strong> acquist&ograve; questa vasta tenuta di circa 1500 ettari, allora completamente paludosa, e la bonific&ograve; in circa tre anni, tanto da renderla abitabile e produttiva: secondo le cronache&nbsp; di <strong>Ludovico Jacobilli<\/strong> (storico e letterato vissuto a cavallo tra il 1500 e il 1600, a cui &egrave; dedicata la Biblioteca diocesana &lsquo;L. Jacobilli&rsquo; di Foligno, che prese il via dal lascito di oltre 5.000 volumi fatto dallo stesso sacerdote folignate, una delle pi&ugrave; antiche e importanti biblioteche italiane) &laquo;&hellip; il detto Francesco ridusse a pi&ugrave; totale perfectione questi paludi l&rsquo;anno 1566&raquo;.<\/p>\n<p><strong>Il secondo ramo del fiume Clitunno<\/strong> &ndash; quello di sinistra &ndash; passa sotto il Marroggia-Tatarena tramite un condotto, circa laddove questi torrenti si uniscono nel Teverone.<\/p>\n<p>Il condotto &egrave; detto <strong>&lsquo;Botte dell&rsquo;Occhio&rsquo;<\/strong>, in prossimit&agrave; del ponte omonimo; l&rsquo;opera &egrave; ricordata da una grande epigrafe in marmo inserita nel muro dell&rsquo;opera che sorregge la sponda destra del corso d&rsquo;acqua.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><img decoding=\"async\" title=\"Il secondo ramo del fiume Clitunno - quello di sinistra - passa sotto il Marroggia-Tatarena tramite un condotto, circa laddove questi torrenti si uniscono nel Teverone. Il condotto &egrave; detto &ldquo;Botte dell&rsquo;Occhio&rdquo;, in prossimit&agrave; del ponte omonimo; l'opera &egrave; ricordata da una grande epigrafe in marmo inserita nel muro dell'opera che sorregge la sponda destra del corso d'acqua (foto di Giampolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" src=\"http:\/\/www.montimartaniseranosubasio.it\/images\/stories\/territorio\/confluenza_botte-occhio_fer.jpg\" alt=\"Il secondo ramo del fiume Clitunno - quello di sinistra - passa sotto il Marroggia-Tatarena tramite un condotto, circa laddove questi torrenti si uniscono nel Teverone. Il condotto &egrave; detto &ldquo;Botte dell&rsquo;Occhio&rdquo;, in prossimit&agrave; del ponte omonimo; l'opera &egrave; ricordata da una grande epigrafe in marmo inserita nel muro dell'opera che sorregge la sponda destra del corso d'acqua (foto di Giampolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" border=\"0\"\/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo secondo ramo del fiume Clitunno scorre parallelo al torrente Teverone per circa 6 km e si dirige verso la <strong>Torre di Montefalco<\/strong>.<\/p>\n<p>Qui alimenta un molino, tanto che venne denominato <strong>Forma del Molino di Montefalco<\/strong>, e continua verso Bevagna, nei cui pressi confluisce ancora una volta nel Teverone-Timia, che alla fine raccoglie complessivamente le acque del fiume Clitunno.<\/p>\n<p>Anche per questo ramo, la Forma del Molino di Montefalco, ci furono <strong>grosse liti e guerre tra Montefalco e Trevi<\/strong>, perch&egrave; ancora una volta le esigenze dei Comuni erano diverse: Montefalco voleva lo stramazzo che alimenta il molino pi&ugrave; alto per avere pi&ugrave; forza idraulica motrice per l&rsquo;attivit&agrave; molitoria Trevi lo voleva pi&ugrave; basso possibile, per facilitare lo scorrimento delle acque ed evitare in conseguenza pericolosi impaludamenti dei propri terreni vallivi, sia per fini agricoli, sia per motivi di salute pubblica (presenza di malaria nelle aree paludose).<\/p>\n<p>Ricordiamo tutte le lotte tra i comuni che hanno caratterizzato la storia della Valle Umbra per le diverse esigenze: da una parte di <strong>bonifica dei terreni<\/strong>, dall&rsquo;altra di assicurare <strong>l&rsquo;attivit&agrave; dei molini<\/strong>&hellip;<\/p>\n<p>Non solo, ma anche perch&egrave; la riuscita di ogni intervento di bonificazione &egrave; strettamente legato alla realizzazione di altre opere (o alla non realizzazione delle stesse) nei territori contermini, in quanto il bacino idrografico di un fiume, cos&igrave; come una valle che racchiude pi&ugrave; corsi d&rsquo;acqua, deve essere considerato (e approcciato) come un sistema unico in cui ogni punto &egrave; interdipendente dagli altri.<br>\n(fonte <a href=\"http:\/\/www.treviambiente.it\/\">www.treviambiente.it<\/a>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ASPETTI GEOGRAFICI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sito di Interesse Comunitario pSIC n. 53 &ndash; codice IT5210053 &ndash; &lsquo;Fonti e Fiume&nbsp;&nbsp; Clitunno&rsquo;<\/strong><\/p>\n<p>Il primo tratto dell&rsquo;asta fluviale del fiume Clitunno, dalle &lsquo;Fonti&rsquo;, nel comune di Campello sul&nbsp;&nbsp; Clitunno, fino circa alla Chiesa Tonda in localit&agrave; Pigge, nel comune di Trevi, appartiene al Sito di Interesse Comunitario &lsquo;Fonti e Fiume Clitunno&rsquo;, proposto per l&rsquo;inserimento nella rete ecologica europea &lsquo;Natura 2000&rsquo;.<\/p>\n<p>Questo sito &egrave; un piccolo complesso ambientale della Valle Umbra meridionale: ha, infatti, un&rsquo;estensione di soli 0,189 Kmq.<\/p>\n<p>&Egrave; formato dalle aree sorgive, da un laghetto naturale, in parte circondato da fossi e canali che delimitano piccolissime zone prative umide e palustri, e dal primo tratto del fiume.<\/p>\n<p><strong>ASPETTI GEOBOTANICI<\/strong><\/p>\n<p>Il sito &lsquo;Fonti e Fiume Clitunno&rsquo; mostra uno dei migliori esempi regionali di vegetazione idrofitica sviluppata in ambito sorgivo, per ricchezza floristica e stato di conservazione.<br>\nDi notevole interesse &egrave;, comunque, tutta la vegetazione di questa area: vi sono presenti lembi di vegetazione idrofitica, elofitica (con piccoli e preziosi cariceti) e igro-nitrofila.<\/p>\n<p>Tra le entit&agrave; floristiche di maggior rilievo naturalistico si ricordano:&nbsp;&nbsp; <em>Hippuris vulgaris<\/em>, idrofita presente in Umbria solo in altre due stazioni,&nbsp;&nbsp; <em>Myriophyllun spicatum<\/em>,&nbsp;&nbsp; <em>Myriophyllum verticillatum<\/em>, <em>Carex acutiformis<\/em>, specie rare a livello regionale, e<em> Iris pseudacorus<\/em>, specie non comune e di particolare significato fitogeografico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Iris pseudacorus lungo il fiume Clitunno (foto di Giampolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" src=\"http:\/\/www.montimartaniseranosubasio.it\/images\/stories\/territorio\/iris-giallo-clitunno_fer.jpg\" alt=\"Iris pseudacorus lungo il fiume Clitunno (foto di Giampolo Filippucci e Tiziana Ravagli)\" width=\"436\" height=\"323\" border=\"0\"\/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>HABITAT COMUNITARI (ambiente fisico)<\/strong><\/p>\n<p>Sono quelli dei fiumi delle pianure e montani, con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho-Batrachion (3260), e dei laghi eutrofici naturali (3150).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ASPETTI FAUNISTICI<\/strong><\/p>\n<p>Nel tratto compreso tra le &lsquo;Fonti&rsquo; e Pigge, la specie ittica dominante &egrave; la trota fario; tra le specie comuni &egrave; ricordata la presenza del ghiozzetto di ruscello e del vairone, mentre tra quelle meno comuni\/rare l&rsquo;anguilla, il barbo tiberino, il cavedano, lo spinarello, la lampreda e la rovella.<\/p>\n<p>Il tratto seguente, sino all&rsquo;intersezione con il fiume Timia, &egrave; caratterizzato dal barbo tiberino e dal cavedano; tra le altre specie dominanti sono citati il ghiozzetto di ruscello e il vairone, con la rovella inserita tra le specie comuni.<\/p>\n<p>Tra le specie meno comuni\/rare sono indicate la trota fario, l&rsquo;anguilla, lo spinarello, il cavedano etrusco, il cobite e la tinca.<\/p>\n<p>Tra le specie alloctone, infine, sono citate l&rsquo;alborella, il carassio, la carpa, la gambusia e la lasca.<\/p>\n<p>(fonte Orsomando E., Ragni B., Segatori R.&nbsp; Siti Natura 2000 in Umbria &ndash; manuale per la conoscenza e l&rsquo;uso, Perugia, 2004)<\/p>\n<p>articolo a cura di <em>Tiziana Ravagli<\/em> e <em>Giampaolo Filippucci<\/em><\/p>\n<div class=\"Zaragoza_Tags\">http:\/\/www.montimartaniseranosubasio.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=89&amp;Itemid=125<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Valle Umbra \u00e8 un grande e complesso bacino idrografico [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12590"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12590"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12590\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12591,"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12590\/revisions\/12591"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12590"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12590"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.didalms.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}