MONTE SUBASIO: il carsismo
Il fenomeno carsico più diffuso sul Monte Subasio è la presenza di doline. Una dolina è una depressione a forma tronco conica o di scodella, o se parte del bordo collassa, a goccia, di dimensioni variabili dalla semplice buca a un’intera vallata.
La dolina è causata dalla pioggia, che in particolari condizioni, si arricchisce di anidride carbonica producendo acido carbonico. L’acido carbonico scioglie il calcare nelle zone ove è presente nelle rocce, formando il bicarbonato di calcio. Quest’ultimo essendo solubile, viene portato via dall’acqua che si infiltra, indebolendo la struttura delle rocce, provocandone il collasso e la depressione, modellata nella sua forma definitiva dalla neve
Le doline con forma tronco conica vengono volgarmente dette “mortaro” ossia mortaio, pesto. La ragione è dovuta all’antica pratica dell’utilizzo di tali doline come buche nevaie, ovvero la pratica di pressare la neve in queste depressioni, come in un mortaio, creando un ghiacciaio artificiale. Tale ghiacciaio, adeguatamente coperto con fieno, paglia e terriccio, si conservava per tutta l’estate. L’uso del ghiaccio era diffuso non tanto per la conservazione di cibi, quanto in medicina per la cura di traumi e in farmacia per la conservazione dei principi attivi. Non ultimo forniva una riserva di acqua potabile in quelle zone in cui acqua non ce n’è. Ad esempio, il castelliere di Monte Civitelle sopra il Mortaro Grande, in una zona in cui scarseggiano le sorgenti, doveva largamente dipendere dall’acqua prodotta dal ghiacciaio. La pratica delle buche nevaie è stata abbandonata nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale, quando ad Assisi, nell’attuale Via Borgo Aretino, venne installata una fabbrica del ghiaccio. L’ultimo fornitore di ghiaccio del Monte che si ricordi, sembra essere stata una tale Giovannona, così chiamata perché particolarmente obesa, che armata di cariola si recava nottetempo a cavare ghiaccio dalla cima, per poi rivenderlo in città di buon ora.
Le doline più interessanti.
Il Mortaro Grande.
È sicuramente il più spettacolare. In passato chiamato anche Mortaro Vecchio (Mortarium Vetus), appare citato per la prima volta in una pergamena del 1223. A poche centinaia di metri dalla strada panoramica, sotto la vetta di Monte Civitelle, si apre una cavità a imbuto di 280 metri circa di diametro e una profondità variabile tra i 50 e i 70 metri. È completamente ricoperto da manto erboso, la neve lo ha dolcemente modellato tanto che il fondo è facilmente raggiungibile anche da escursionisti non esperti.
Mortaiolo o Mortaro Piccolo.
Contiguo al Mortaro Grande, è il suo fratello più piccolo con i suoi 70 metri di diametro, ma dalle pareti sicuramente più scoscese, tanto da presentare difficoltà di risalita.
Mortaro delle Trosce.
A circa 300 metri a nordest dell’ex osservatorio aereo, tra una folta macchia di abeti e pini che lo nasconde alla vista, si trova questa dolina di circa 150 metri di diametro e circa 40 di profondità media. Il declivio più dolce è quello sulla parte nord che è anche priva di alberi e che offre uno spettacolo suggestivo. In passato non era infrequente che vi stagnasse dell’acqua sul fondo.
Fossa Cieca.
Appena al di sotto della cima del Monte Subasio, a pochi metri dalla strada panoramica, si trova la Fossa Cieca, una dolina a forma di scodella. L’impatto visivo – probabilmente l’intero fenomeno carsico – è rovinato da una cisterna per la raccolta delle acque costruita al centro dall’allora Azienda Forestale.
Il Lago.
In una valle a 840 metri di altitudine, sotto il Monte Pietrolungo nel versante verso La Spella e a circa 200 metri dalla strada panoramica, si trova il Lago, una depressione di forma ovale di una ventina di metri. Il nome è dovuto al fatto che fino agli anni ’60 si trattava di un vero e proprio lago. Oggi l’acqua vi stagna solo per brevi periodi di tempo e con dimensioni assai più ridotte, a causa dei lavori eseguiti nei pressi che ne ne hanno turbato l’impermeabilità. L’aspetto della valle risulta assai cambiato nello stesso tempo, in precedenza coltivato a grano, oggi è coperta da una selva di abeti.
Tra le altre numerose doline presenti sul Subasio si ricordano il Mortaiolo delle Trosce, Fossa Rotonda, la Macchia di Pale e Vallonica. Quest’ultima è facilmente riconoscibile dal Colle di San Rufino, ha la forma di una goccia ed è anche il bacino imbrifero del Fosso delle Carceri che ne ha causato il collasso del bordo inferiore. Altri fenomeni carsici minori sono rappresentati da pozzi naturali, cunicoli e rarissime grotte.
Chiudiamo con una nota di colore. È ancora ampiamente diffusa la credenza che il Monte Subasio sia un antico vulcano spento, di cui il Mortaro Grande rappresenta la bocca ormai inattiva.
Bibliografia
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Fazzini e P. Mantovani M, “La geologia del Gruppo di Monte Subasio”, Bollettino della Società Geologica Italiana, 84(03), 1965, pp. 71-142
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Venturi & Rossi (2004) – Subasio: origine e vicende di un Monte Appenninico. Porzi Editori
Vetturini E. (1978) – Il Fosso delle Carceri. Vol. 1 Accademia Properziana del Subasio.
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Vetturini E. (1989) -Settanta anni di rimboschimenti sul Monte Subasio Vol. 17 Accademia Properziana del Subasio.
Escursione – Vetta Subasio-Mortari-Croce di Sassopiano
L’itinerario parte dall’ampio parcheggio degli Stazzi posto a 1083 m s.l.m., ai margini del grande prato-pascolo sommitale del Monte Subasio. Interessante, proprio a ridosso del piazzale, Colle San Ru no, uno dei più evidenti castellieri umbri, sede di importanti ritrovamenti archeologici, fra cui il notissimo Marte del Subasio. Proseguendo in salita, si lascia la strada asfaltata al primo tornante e otrepassando una sbarra si avanza per cir- ca 300 metri costeggiando il bosco. Si continua salendo sulla destra sul sentiero 61 per il prato, si oltrepassa un inghiottito- io, la prima evidenza della natura carsica dei suoli e si prose- gue in direzione della cima. Prima che il sentiero si interrompa sull’ampia strada sterrata che attraversa la sommità del monte, si prende sulla sinistra per andare a raggiungere, dapprima il Mortaro delle Trosce, poi sul sentiero 50, il Mortaro Grande e il Mortaiolo, popolarmente ritenuti, anche in tempi non lontani, dei crateri vulcanici.

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